La regolazione delle emozioni attraverso i movimenti - La strada BLOG

La regolazione delle emozioni attraverso i movimenti

Un gruppo di scienziati, composto da Tal Shafir, Rachelle P. Tsachor e Kathleen B. Welch, «ha dimostrato recentemente che l’esecuzione, l’osservazione e l’immaginazione di movimenti che esprimono determinate emozioni possono migliorare gli stati emotivi a cui corrispondono e che potrebbero, pertanto, essere utilizzati per regolare le emozioni. Ma quale movimento specifico si dovrebbe effettuare per migliorare ciascuna emozione? Questo studio si proponeva di identificare, utilizzando la Notazione Laban (LMA), quelle caratteristiche motorie che contraddistinguono i movimenti la cui esecuzione intensifichi una determinata emozione di base: rabbia, paura, felicità e tristezza. […] Sei esperti di LMA hanno analizzato una serie di videoclip che mostravano le espressioni dinamiche corporee di rabbia, paura, felicità e tristezza, e hanno poi identificato gli elementi motori comuni che esprimevano la stessa emozione. Per ogni emozione, hanno poi costruito dei pattern con le varie combinazioni degli elementi motori comuni a tutte le clip relative alla stessa emozione. […] Usando la regressione logistica, [hanno] trovato l’insieme di elementi motori associati a ciascuna emozione in grado di predire la sensazione di quell’emozione. […] La conoscenza di quale specifico elemento potesse migliorare quella determinata emozione consentirebbe l’autoregolazione emotiva attraverso l’aggiunta, a quei movimenti quotidiani personali, delle qualità motorie desiderate e attraverso comportamenti motori decrescenti che includono elementi di depotenziamento delle emozioni negative».

Se le emozioni, come si evince dall’esperimento condotto dal gruppo guidato dalla neuroscienziata cognitiva Tal Shafir, sono così strettamente legate al movimento, così come il movimento, per ovvie ragioni, lo è allo spazio, allora, per la proprietà transitiva, non possiamo pensare di progettare spazi che non tengano conto delle emozioni. Questi studi, infatti, supportano l’idea secondo la quale uno spazio può essere sviluppato in modo che, nel corso del suo attraversamento, l’uomo possa ricostruire e simulare in modo implicito la dinamica di una sequenza motoria. Una rielaborazione mentale involontaria che a sua volta rievocherebbe l’emozione appartenente al gesto stesso. Lo spazio, quindi, avrebbe la capacità di modificare le emozioni.

Per approfondire le metodologie utilizzate, vedere tabelle e grafici, e scoprire risultati e conclusioni a cui si è giunti, leggete il full paper al seguente link:

https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fpsyg.2015.02030/full#h4

In copertina: scena tratta film “La strada” di Federico Fellini, 1954