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INTERTWINING Weaving Body Context

Lo scorso 22 maggio è stata presentata, a Venezia, in occasione dell’apertura della Biennale di Architettura 2021, la terza edizione della rivista Intertwining, diretta dagli architetti Davide Ruzzon, Sarah Robinson e Alessandro Gattara, dal titolo Weaving Body Context.

Mai, quanto in questo periodo, parlare di contesto, alla luce degli ultimi drammatici avvenimenti dovuti alla pandemia Covid-19, è più appropriato. Come ha ribadito più volte l’architetto Davide Ruzzon, infatti, la pandemia ha fatto emergere quanto le condizioni contestuali in cui ci troviamo a vivere siano importanti per il nostro benessere. Negli ultimi 30 anni

«Il contesto è sparito dai discorsi dell’architettura. Si è parlato di edifici, di facciate, di elementi architettonici, ma non di contesto. Il contesto è stato rimosso. Ora, dopo la pandemia, dovremmo tornare a parlarne, centrando il dibattito sul rapporto tra mente/corpo e contesto.»

Davide Ruzzon

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Ha aperto la serie di interventi Adolfo Suarez, che ha spiegato i motivi per cui Lombardini22, di cui è socio fondatore, abbia deciso di intraprendere nuovi percorsi disciplinari legati a neuroscienze e psicologia ambientale, supportando Tuned, di cui Davide Ruzzon è direttore e la rivista Intertwining:  

«Siamo fortemente convinti che l’architettura debba essere fondata non solo su analisi di tipo concettuale e progettuale ma anche sull’esperienza concreta di chi deve esperire lo spazio che andremo a progettare.»

Adolfo Suarez

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A questo si sono succeduti architetti, neuroscienziati e psicologi ambientali, che hanno delineato il file rouge che lega le proprie ricerche al grande tema del contesto.

Sarah Robinson ha sottolineato come l’idea del nome “INTERTWINING” sia stata ricavata dal concetto merleaupontiano di intreccio, secondo cui il modo con cui percepiamo l’architettura è basato sulla fortissima interazione che si sviluppa tra il nostro corpo e l’ambiente.

«Questa rivista è, quindi, un modo per esplorare quest’interazione tra il nostro corpo, la nostra mente e lo spazio che abitiamo e offre il terreno a una discussione sulle ultime ricerche in tale ambito.»

Sarah robinson

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L’esempio architettonico in cui si avverte profondamente quest’idea di “risonanza” tra ambiente e corpo, è stato fornito da Klaske Havik, professore di Methods of Analisys of Imagination alla Delft University, che, attraverso una serie di “frammenti esperenziali”, estratti dal suo articolo Breathing body, ha descritto il Mercado Libertad di Guadalajara, in Messico, progettato dall’architetto Alejandro Zohn, evocando l’esperienza incarnata che le persone vivono in quegli spazi nei diversi momenti della giornata.

«La città respira, proprio come un animale che pulsa e si muove […] Ho avuto questa sensazione quando visitai la città di Guadalajara, in Messico. […] una città vibrante nella quale chi ci abita entra vi in risonanza

Klaske Havik

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D’accordo con la definizione, espressa da Klaske Havik, di città come organismo in risonanza con i propri abitanti, e di progetto come amplificatore di tale relazione, David Sim ha proposto la sua idea di “città morbida”, a misura di umanità. Una città in cui le persone possano esprimere sé stesse, muoversi liberamente e ancora di più, in cui si possono lasciare tranquillamente le porte aperte perché la morbidezza non ha a che fare con le forme organiche:

«Il quartiere non è solo un luogo ma uno stato mentale.»

David Sim

L’architettura indiana possiede nel proprio DNA il concetto di soglia come luogo in cui nascono racconto, immaginazione ed esperienza. Per Meghal Arya è questa la chiave per sintonizzare la progettazione contemporanea sulle frequenze emotive e sull’esperienza spaziale di ogni giorno, perché sono gli spazi-tra, quelli che dividono l’interno dall’esterno, la notte dal giorno e, perché no, l’essere umano dalla bestia (per riprendere i temi delle favole indiane), che

«Permettono alla vita di esplicarsi in tutto i propri molteplici divenire.»

Meghal Arya

INTERTWINING Weaving Body Context - E

Ed alla soglia si è rifatto anche lo psicologo Marcus Weisen, sostenendo la necessità di lavorare non solo sui limiti fisici ma anche su quelli psichici.

«Alla domanda che si pone la biennale di quest’anno, How will we live together?, rispondo che abbiamo bisogno di cambiare i nostri confini, persino quelli tra noi e noi stessi. E questo lo potremo fare solo lavorando sulla soglia.»

Marcus wiesen

L’architetto e neuroscienziata Isabella pasqualini, oltre ad aver sottolineato l’importanza di spingersi oltre i propri confini per attingere a campi disciplinari diversi, ha lanciato un appello ai giovani, invitandoli ad aprirsi ai nuovi strumenti che hanno a disposizione perché la tecnologia, al contrario di quanto si teme e alla luce di quanto accaduto in questo terribile anno, è un sostegno fondamentale che

«Non sostituisce gli esseri umani ma li aiuta a pensare.»

Isabella pasqualini